Ledizioni

  • OTTO SAGGI E UNA TESTIMONIANZA. Di questo è composto Tabucchi o del Novecento, raccolta di studi e interventi con cui un gruppo di specialisti ha voluto rendere omaggio alla memoria dello scrittore, dell'intellettuale e del portoghesista Antonio Tabucchi (1943-2012). L'opera narrativa analizzata dalla prospettiva teorica degli italianisti o letta nelle pieghe della sua ricezione europea (in special modo, iberica), l'opera traduttiva nella sua dorsale brasiliana o declinata come impraticabile autotraduzione, l'opera critica dell'interprete di Fernando Pessoa nelle sue rifrazioni ermeneutiche: ecco le tessere di un "possibile" puzzle che prova a restituire uno dei volti "possibili" dell'autore di Sostiene Pereira. In appendice, il ricordo inedito di Antonio Tabucchi firmato dallo scrittore Giovanni Catelli.

  • Il rapporto di Elio Vittorini con il proprio romanzo Uomini e no (Bompiani, 1945) è stato senza dubbio problematico e caratterizzato da continui ripensamenti e revisioni. Questo volume spiega le ragioni della complessa relazione tra autore e testo, a partire dai primi momenti della genesi del romanzo, documentati da carte autografe inedite, conservate nel Fondo Elio Vittorini del Centro Apice dell'Università degli Studi di Milano e qui studiate per la prima volta, insieme ai materiali di lavorazione redazionale della prima edizione. La ricostruzione delle ulteriori trasformazioni del testo è testimoniata poi dalle successive stampe e da altri documenti archivistici inediti che ne spiegano il progetto letterario e editoriale. Il percorso tracciato copre dunque un arco cronologico che va dal 1944 al 1966 - anno della morte dell'autore e dell'ultima edizione riconducibile alla sua volontà - e racconta quali siano state le ragioni poetiche, etiche e politiche che hanno avviato la scrittura del romanzo e che hanno motivato le successive continue rielaborazioni. L'analisi ravvicinata dei materiali testuali permette di entrare nel laboratorio di scrittura dell'autore, di spiegare le radicali modifiche per la seconda edizione del 1949, per concludersi poi sulle revisioni compiute per le ultime edizioni Mondadori del 1965 (Oscar) e 1966 (I Narratori). La diacronia di un romanzo, per raccontare una tappa cruciale del lavoro letterario di Elio Vittorini e per rileggere i giudizi critici su Uomini e no a partire dall'autenticità storica e filologica del testo.

  • «Caro amico, ti scrivo questa lettera di mia mano»: così affermano gli autori medievali le cui testimonianze sono qui raccolte e analizzate. In un mondo in cui la maggioranza degli intellettuali non scriveva di proprio pugno ma componeva dettando a un segretario, l'ambito epistolare rappresenta uno dei contesti in cui la pratica dell'autografia e la sua rinnovata valorizzazione si svilupparono, anticipando la loro diffusione in età moderna. Le lettere contengono spesso informazioni sulle circostanze e le motivazioni della scrittura, offrendosi dunque come una fonte particolarmente indicata per indagarle. L'analisi dei riferimenti a casi di autografia epistolare all'interno di lettere latine scritte tra l'inizio dell'XI secolo e la metà del XIII consente di esplorare la consapevolezza che gli autori stessi avevano dei possibili usi e vantaggi dell'autografia, da inquadrarsi più in generale nella loro concezione della scrittura.

  • Il cosiddetto `epistolario' manoscritto di Girolamo Borsieri è la fonte privilegiata per accostarci dall'interno a uno dei momenti più entusiasmanti dell'arte lombarda di età moderna, il primo Seicento dominato da pittori del calibro di Cerano, Procaccini e Morazzone. Da queste lettere l'erudito comasco Borsieri emerge come uno dei protagonisti della scena artistica milanese nei decenni che precedono la terribile peste `manzoniana' del 1630: alla sua competenza di conoscitore si affidano amatori d'arte e collezionisti, a partire dal fondatore dell'Ambrosiana, il cardinale Federico Borromeo, mentre il più celebre poeta di quegli anni, Giovan Battista Marino, si rivolge a lui per procurarsi i disegni dei pittori lombardi da celebrare nei versi della Galeria. Altrettanto vasta è la fama dell'erudizione antiquaria di Borsieri, una componente fondante della sua attività e del suo modo di giudicare le opere d'arte, antiche e moderne, come testimoniano decine di lettere finora trascurate, tra le quali alcune indirizzate a Mark Welser, una delle massime autorità dell'epigrafia europea di primo Seicento. Obiettivo del volume è fornire una lettura aggiornata della figura di Borsieri e un approccio più consapevole ai manoscritti dell' `epistolario', fino ad oggi utilizzati negli studi storico-artistici come una fonte neutra, di prima mano, senza porsi fino in fondo il problema del loro statuto e delle intenzioni che presiedono alla loro compilazione: quelle di un `libro di lettere' destinato alla pubblicazione e concepito anche come un'autobiografia intellettuale. Accanto all'analisi dell' `epistolario' e al commento di un centinaio di lettere di argomento letterario, artistico e antiquario, il libro dà conto anche della produzione poetica di Borsieri legata alle arti e ricostruisce il suo profilo di conoscitore, mettendone in rilievo i rapporti con il mondo dei collezionisti, degli antiquari e dei letterati lombardi.

  • In un frammento pubblicato il 10 dicembre 1810 nei suoi «Berliner Abendblätter», Heinrich von Kleist sosteneva che "gli uomini si potrebbero dividere in due categorie: quelli che si intendono di metafore e quelli che si intendono di formule". A due secoli di distanza, questo volume prende a prestito la coppia kleistiana "formula e metafora" per indagare le sorti dello scienziato come personaggio nelle letterature e culture di una contemporaneità intesa nel senso più ampio possibile. Lo scienziato - benefattore o criminale, saggio o irresponsabile, opportunista o pazzo, freddo calcolatore o debole strumento del potere, personaggio comico o tragico, drammatico o grottesco - è uno dei protagonisti della cultura contemporanea. Che si tratti di personalità storiche o di figure d'invenzione, alimentate da prototipi letterari e da stereotipi di varia matrice, uomini di scienza popolano le più varie opere di finzione da fine Ottocento a oggi: il volume ne indaga ventisei esempi, spaziando fra letteratura, teatro e cinema nei mondi di lingua francese, inglese, italiana, polacca, russa, spagnola, svedese e tedesca. Le molteplici declinazioni del personaggio-scienziato sono lo specchio più o meno deformato di eventi e problemi che hanno alimentato l'inesausto interrogarsi dell'intellettuale moderno sul rapporto fra scienza, arte e società. Al contempo, esse rivelano nelle loro radici il perdurare di antiche e moderne figurazioni mitologico-letterarie, trasformate da scrittori e artisti per interpretare consapevolmente il passato e il presente.

  • "Reader, where are you?", wondered, in the mid-1880s, Mikhail Saltykov-Shchedrin, one of the Russian writers that paid the most attention to the readership of his time. Saltykov-Shchedrin's call did not go unanswered. Over the past two centuries, various disciplines - from the social sciences to psychology, literary criticism, semiotics, historiography and bibliography - alternately tried to outline the specific features of the Russian reader and investigate his function in the history of Russian literary civilization. The essays collected in this volume follow in the tradition but, at the same time, present new challenges to the development of the discipline. The contributors, coming from various countries and different cultures (Russia, the US, Italy, France, Britain), discuss the subject of reading in Russia - from the age of Catherine II to the Soviet regime - from various perspectives: from aesthetics to reception, from the analysis of individual or collective practices, to the exploration of the social function of reading, to the spread and evolution of editorial formats. The contributions in this volume return a rich and articulated portrait of a culture made of great readers.

  • Cette étude, qui a été réalisée grâce à une bourse de recherche offerte par la Région Auvergne et l'Université Blaise Pascal de Clermont-Ferrand, analyse le thème du vieillir dans l'oeuvre de Flaubert. Le processus du vieillir s'y configure selon plusieurs motifs complexes, capables de traduire des aspects très poignants de la vision du monde de l'auteur. L'idée du vieillir est chez Flaubert une pensée constante et incontournable, consubstantielle à la vie, soumise à la loi implacable de l'« infâme rétiaire », le Temps. Il ne reste donc qu'à prendre ses distances de la vie, de ce processus de déchéances et d'échecs, de l'inépuisable vieillissement au fond duquel il n'y a que le Néant ; il ne reste qu'à escamoter la vie en se réfugiant dans l'Art, en se contentant de vivre « encore pendant trois ou quatre livres ».

  • Preziosa testimonianza di quanto il lavoro poetico e l'impegno intellettuale di Vittorio Sereni abbiano segnato profondamente il percorso letterario del nostro Novecento, e di quanto siano tuttora capaci di promuovere adesioni non effimere e riflessioni non scontate, i saggi che costituiscono questo volume ne approfondiscono la conoscenza e ne rinnovano, nel centenario della nascita, la memoria.

  • La Virago Evirata

    Serena Lunardi

    LA DAME ESCOILLEE (NRCF,83) La Dame escoillee è un fabliau anonimo composto nel Nord della Francia intorno alla metà del Duecento: l'autore offre una versione per molti aspetti originale della celeberrima "Bisbetica domata", un nucleo narrativo assai prolifico nella letteratura e nel folclore, dal quale trae spunto anche la nota commedia di William Shakespeare, The Taming of the Shrew. Il racconto antico-francese è per molti versi affine a un coevo Schwankmäre medio-alto tedesco, la Vrouwen Zuht di Sibote: entrambi gli autori tendono ad accentuare la valenza esemplare della vicenda narrata e ad attenuarne i risvolti comici, attuando trasformazioni profonde rispetto al nucleo narrativo di partenza. La rielaborazione in chiave misogina e moraleggiante proposta dai due racconti raggiunge il culmine nell'episodio conclusivo, tutto giocato sull'ambiguo confine tra violenza e ruse, scherzo e verità, realtà e finzione: se le altre ricorrenze del motivo tendono a fare della megera una figura essenzialmente comica ed esaltano perciò gli aspetti buffi e farseschi del nucleo narrativo di partenza, i due testi medievali si chiudono invece sulla terribile e brutale punizione della "Virago", che viene appunto evirata e costretta finalmente mediante la violenza a sottomettersi al potere maschile che aveva osato sfidare. Di là dalle implicazioni antropologiche e psicologiche inquietanti sottese alla vicenda, rimane in primo piano il messaggio di cui il fabliau vuol essere portatore, principalmente rivolgendosi alla coeva società aristocratica chiamata a reggere e difendere lo status quo: l'immagine snaturata e mostruosa della "Dama castrata" si propone infatti come il rovescio del ritratto cortese della donna, la sua immagine grottesca spinta sino alle estreme conseguenze al fine di mettere in guardia gli uomini sposati rispetto alla necessità di mantenere ben saldo il confine tra realtà e finzione letteraria. Il libro offre anzitutto una nuova analisi delle procedure narrative, degli echi parodici di cui è intessuta l'architettura del racconto, dei procedimenti di riscrittura, degli effetti di dissonanza e risonanza creati dall'anonimo autore per dare maggior risalto al messaggio esemplare; viene inoltre proposta una nuova edizione critica del testo, fondata sulla classificazione di tutti e sei i testimoni, accompagnata da una traduzione in italiano, da osservazioni sulla lingua dell'autore e dei copisti, da note di commento e da un glossario.

  • Moralitas Sancti Heustacii

    Luca Bellone

    La Moralitas Sancti Heustacii è esponente tra i più autorevoli del corpus dei Misteri alpini, pregevole repertorio di otto testi drammatici provenzali tardo-medievali redatti e successivamente messi in scena in alcuni villaggi nei dintorni di Briançon in una forbice cronologica assai ristretta (tra la fine del Quattrocento e l'inizio del secolo successivo) e in un'area sorprendentemente circoscritta. L'edizione critica che qui si presenta si fonda su «un ritorno al testo nella prospettiva di una nuova e rigorosa trascrizione, maggiormente attenta alla fenomenologia grafica del copista, integrata da indagini particolareggiate volte ad accertare, con piglio scientifico, veste linguistica, connotati metrico-stilistici [e] modelli di riferimento», e acquisisce un particolare rilievo soprattutto se raffrontata alla recente ristampa anastatica (Kessinger Publishing, 2010) della prima e, fino a ora, unica edizione della sacra rappresentazione (1883).

  • A partire dalla metà del Trecento, una gran parte dei temi narrativi della grande letteratura europea, ma anche molti materiali folclorici, storici e religiosi, furono tradotti in versi nelle ottave canterine. Tra i cantari antichi, databili cioè entro il XIV secolo, la Guerra di Troia è un esempio del tutto singolare, per le sue ampie dimensioni e per la sua dipendenza da fonti scritte. Quasi un poema, pur nelle vesti di un cantare, essa è prova del grande impatto che ebbero, non solo presso il pubblico dei mercanti, ma anche presso uditorî piú vasti, materie fortunatissime come quella troiana, che a partire dal Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure (XII secolo) si sono spinte dal centro alla periferia della letteratura romanza medievale.

  • I contributi che formano questo volume nascono da un progetto congiunto del Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici e del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell'Università degli Studi di Milano già intitolato Il dibattito delle riviste nell'età del modernismo, che ha avuto il suo culmine in due giornate di lavoro seminariale - il 28 gennaio 2015 e il 28 gennaio 2016 - cui hanno partecipato anche studiosi stranieri.

  • Nel 2017 cadeva il centenario della nascita di Franco Fortini (10 settembre 1917 - 28 novembre 1994). Certamente Franco Lattes, in arte Fortini, nato a Firenze, ma vissuto a Milano per quasi cinquant'anni, fino alla morte, è stato uno dei massimi protagonisti del Novecento letterario e culturale, italiano e non solo: come critico letterario, saggista militante a 360°, traduttore da più lingue (memorabili, fra le molte altre, le traduzioni delle poesie di Brecht, del Faust di Goethe, di La fugitive di Proust), poeta fra i maggiori del secolo, narratore, ma anche insegnante, consulente editoriale, persino autore di canzoni e copywriter. È quasi impossibile trovare altri intellettuali che, come lui, abbiano saputo affrontare la realtà del mondo e della cultura a 360°, passando, sempre con lucidissima intelligenza e competenza profonda, da raffinate indagini su testi letterari a saggi sulle dinamiche politiche e sociali del XX secolo, dalla poesia alla narrativa, dal lavoro editoriale a quello nella scuola e nell'università. Il volume che avete sotto gli occhi raccoglie gli Atti del convegno Franco Fortini e le istituzioni letterarie, tenutosi all'Università degli Studi di Milano il 24 e 25 ottobre 2017, organizzato, con il coordinamento scientifico di Edoardo Esposito, Luca Daino, Laura Neri e di chi scrive, dal Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici e dal Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e Studi Interculturali, con la collaborazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e del Centro APICE di Unimi. La scadenza del centenario ha fortunatamente mostrato una persistente attenzione all'opera di Fortini, generando numerose iniziative in suo onore: come, oltre a quella milanese, il convegno dell'Università di Torino Franco Fortini: leggere e scrivere poesia, quello dell'Università di Siena su Franco Fortini e la traduzione, quello dell'Università di Padova Fortini '17 e altre ancora. (Dalla Premessa di Gianni Turchetta)

  • Di donne e cavallier

    Cristina Zampese

    Da tempo la critica ariostesca va richiamando l'attenzione sui caratteri peculiari della prima edizione (1516) dell'Orlando Furioso, un «capolavoro assoluto» (Dionisotti) che va considerato per il suo valore autonomo, subito riconosciutogli dai lettori, e non solo in funzione dell'approdo finale del 1532. Questo volume, che raccoglie i contributi di otto specialisti di Ariosto e della cultura cinquecentesca, attivi in Italia e all'estero (Marco Dorigatti, Claudio Vela, Tina Matarrese, Neil Harris, Alberto Casadei, Anna Maria Cabrini, Eleonora Stoppino, Maria Pavlova), propone una riflessione mirata sulla princeps, sulla sua specifica fortuna e sull'attività dell'autore negli anni della prima elaborazione del poema, allargando lo sguardo al panorama culturale a lui contemporaneo.

  • This book aims to locate and draw out resonances of impressionism in Swedish and Finland-Swedish prose at the end of the nineteenth century, a field hitherto overlooked in the critical debate on literary impressionism. In order to frame the many alternative approaches to this issue, it examines the use of the term `literary impressionism' not only on the Scandinavian scene but also in an international context. By focussing on three landmark discussions in the Nordic countries (Herman Bang, the Kristiania Bohème, August Strindberg), an inclusive, wide-ranging Scandinavian understanding of the relationship between impressionism and literature is advanced. The texts chosen for closer scrutiny disclose this extensive interpretation of impressionist writing: Helena Westermarck's short story Aftonstämning (Evening Mood) from 1890 is read as an example of interart transposition, Stella Kleve's novels and short stories are seen as indicative of the narrative modes of a literary impressionism drawing on scenic representation, but also present textual features such as the `metonymic mode' and `delayed decoding', elements that are central to the international approach to impressionist prose. The concluding analysis of fictional impressionists in the works of authors such as Gustaf af Geijerstam, Mathilda Roos, and Georg Nordensvan sketches a many-sided portrait of the impressionist painter while remaining true to this study's pluralistic approach by including a discussion of K.A. Tavaststjerna's Impressionisten (The Impressionist) from 1892, whose protagonist is not an artist but a hypersensitive, impressionable subject. This last section also investigates how fiction is used to convey a critical discussion of the means and methods of painterly impressionism, as well as the function of the use of the visual arts in these texts.

  • This volume is the final output of a project started in 2013 on the occasion of the fortieth anniversary of the Scandinavian Section of the University of Milan. A group of scholars working on different European and non-European cultural and literary traditions come together here to discuss the relationships between their areas of study and the Nordic countries. The range of the contributions expands over time and space, from the Middle Ages to the present day, from Poland in the east to the United States in the west, across various European countries. Through various kinds of expertise and different perspectives, this intercultural discourse deals with diverse themes, including the perception of Nordic culture(s) by foreign writers as well as the image of other cultures in Scandinavian works. In particular, the literary and cultural interchange of models and ideas between the North and other areas is investigated in a number of essays devoted to numerous authors, including, among others, Klaus Bldl, Carmen de Burgos, Carlo Emilio Gadda, Gerhart Hauptmann, Henrik Ibsen, Stieg Larsson, Carl von Linné, Rainer Maria Rilke, J.D. Salinger, Henryk Sienkiewicz, Mme de Staël, August Strindberg, and Tomas Transtrmer.

  • Mettendo in rilievo le contiguità disciplinari esistenti fra studi territoriali e studi letterari, il volume esamina le rappresentazioni dell'Antartide in una serie di narrazioni in lingua inglese che costituiscono un ricco repertorio di linguaggi dell'immaginario geografico. Il continente di ghiaccio si è infatti configurato come uno spazio vuoto che, nel corso del tempo, ha coinciso con il desiderio di pervenire alla conoscenza del mondo naturale, prestandosi a un'appropriazione `coloniale' non tanto in senso fisico e materiale quanto in termini verbali e iconografici. Nella cultura inglese lo spazio dell'estremo Sud ha ispirato una molteplicità di racconti, dalle cronache degli esploratori nei primi decenni del Novecento alle narrazioni femminili e distopiche contemporanee. Dal capitano Scott a Beryl Bainbridge, da Cherry-Garrard alla fantascienza, si è creata una `psicotopografia' antartica in cui si riflettono il fascino e il mistero di un luogo anomalo, profondamente ancorato alla dimensione immaginativa.

  • Come un Sommo Gourmet, William Shakespeare è attento ai temi dell'alimentazione e pronto a combinare gli ingredienti del pianto e del riso, della commedia e della tragedia con i sapori più piccanti dell'eros e delle sue molte tavole imbandite. Basti pensare alle allegre crapule di Falstaff, il grasso cinghiale divorato dai triumviri di Antony and Cleopatra, il ricco ma fugace banchetto che appena s'intravede in The Tempest, oltre alle numerose altre scene in cui il cibo è metafora importante e portante dei molteplici sensi del testo. Nella cucina del bardo si sono inoltre formati autori che in modo cannibalesco hanno attinto a piene mani a ingredienti e sapori per cucinare testi inediti, succulenti o rivoltanti. Dai lecca-lecca dei burlesque ottocenteschi, passando per il grano dei Coriolanus di Bertold Brecht e Günter Grass, gli ingredienti shakespeariani lievitano misteriosamente e in modi sorprendenti nella dieta mediterranea di Franco Zeffirelli e Kenneth Branagh oltre che negli allegri brindisi del Falstaff verdiano.

  • Il volume raccoglie saggi dedicati alla tradizione gnomica nelle letterature germaniche medievali. Dopo un primo contributo che illustra i principali filoni della ricerca fraseologica e paremiologica, le trattazioni approfondiscono l'elemento didascalico affrontando questioni linguistiche, letterarie e socio-culturali in diversi generi testuali, alcuni orientati a contenuti gnomici, come indovinelli, codici giuridici, raccolte di massime e proverbi, altri di carattere epico, elegiaco o mistico. Gli studi toccano le aree di lingua inglese, tedesca, nederlandese e frisone, nei periodi antico e medio, con contatti e riferimenti anche all'area nordica. I numerosi microtesti gnomici mostrano una grande capacità di diffusione e penetrazione in diversi ambiti culturali, sia circolando singolarmente che inseriti in testi più ampi. Stilemi e contenuti ricorrono in tutte le aree linguistiche europee, evidenziando lo stretto legame fra il mondo germanico e la tradizione sapienziale classica e biblico-cristiana.

  • Il Lucidario bergamasco

    Marco Robecchi

    Composto al volgere del secolo XI, l'Elucidarium di Onorio Augustodunense godette di un'enorme fortuna nel corso di tutto il Medioevo. I manoscritti dell'originale latino sono centinaia, e altrettanto eccezionale è il numero di versioni nelle varie lingue europee. In ambito italiano si contano una traduzione dal francese, conservata da una trentina di codici, e tre volgarizzamenti dal latino, uno milanese, uno bolognese e uno bergamasco. Di quest'ultimo, tramandato da un unico manoscritto della metà del XV secolo, si offre qui per la prima volta l'edizione critica. Lo studio che la correda ne ricostruisce la genesi entro l'ambiente delle confraternite laiche che nella Bergamo quattrocentesca collaborarono strettamente con gli ordini mendicanti. All'interesse che ne consegue sul piano storico documentario si assomma quello linguistico, trattandosi di un testimone importante del volgare impiegato nella cittadina orobica, aperto agli usi delle scriptae sovramunicipali padane ma ancora poco permeabile all'influsso del toscano in via di affermazione.

  • Il percorso critico di questo libro individua il processo in evoluzione del lavoro poetico di Triperuno che, dalla rappresentazione del disordine, dello straniamento, della deformazione e del sovvertimento delle regole, giunge alla ricomposizione di un'ideologia attraverso il linguaggio. Ne deriva una posizione assolutamente originale che, di contro all'idea ancora molto diffusa di una poesia riconducibile alla messa in scena della dissoluzione fine se stessa, sostiene la tesi dell'unitarietà. Entro questo sistema, il superamento dell'avanguardia passa attraverso la rottura e la negazione della norma linguistica, operazione di transito che non costituisce certo l'obiettivo della poetica sanguinetiana. E se la sua idea di realismo coincide con quella dell'indagine critica sulla realtà, e non con la pura mimesi del caos, la scrittura di Sanguineti intende raggiungere l'obiettivo di una filosofia della prassi che nel linguaggio e nella sua opera di sperimentazione mostri in atto la tensione sempre contraddittoria di una presa di distanza dalla sperimentazione stessa. È la ricerca di una nuova lingua che, attraversata la palus, torna ad agire sulla realtà. (Laura Neri)

  • «E si delineava chiaramente un fronte unico di scienza, arte, letteratura, vita, ricco di nuovi, ancora ignoti valori di futuro». Così nel 1977, conversando con Bengt Jangfeldt, Roman Jakobson racconta i suoi anni studenteschi trascorsi in un'«epoca di cataclismi» da cui sono travolti con gli assetti dell'Europa e del mondo intero tutti i campi della conoscenza. [...] La Bildung esistenziale e scientifica di Roman Jakobson trova in questa humus di tumultuoso scardinamento e propulsiva trasformazione di contenuti e confini dell'episteme la sua attiva e partecipata finalità. Nel corso della sua lunga operosissima vita attraverso il secolo ventesimo, Roman Osipovic non rinuncerà mai ad affiancare al rigore della ricerca specialistica l'esplorazione curiosa degli orizzonti limitrofi nel campo delle scienze e delle arti nel costante perseguimento di un «fronte unico» di intenti dalle radici comuni. Da qui ha preso giovane le mosse e da qui prosegue nella maturità e nella vecchiaia. [...] La riflessione sulla lingua si genera dunque in Jakobson grazie al commercio ravvicinato con l'attività dei poeti e degli artisti suoi contemporanei e alla coinvolta attenzione verso ciò che accade nel campo delle scienze; in tale feconda osmosi tra pratiche e discussioni teoriche attinenti a campi del sapere molteplici i confini tra Geisteswissenschaften e Naturwissenschaften risultano visibili sì ma al contempo elastici e porosi. Si tratta per lo studioso russo non soltanto di una convinta consapevolezza bensì di una scelta di vita, di un habitus a cui egli è rimasto sempre fedele in tutte le tappe della sua vita intellettuale. Tale habitus si traduce nel lungo e paziente lavoro di tessitura di reti di relazioni fra ambienti e persone di origine disciplinare diversa, nella sua partecipazione alacre a iniziative e progetti di ricerca promossi in seno a innumerevoli svariate istituzioni culturali. (Dalla Premessa di Stefania Sini)

  • Anglais Bodies that bleed

    Anna Pasolini

    This work aims to develop new readings of the poetics and the politics of Angela Carter's The Bloody Chamber and Other Stories (1979) in the light of the bodily metamorphoses represented in the fairy tales. Metamorphic processes can be said to inform the stories of the collection both in a thematic and a stylistic perspective and address the need to rethink human experience altogether, especially as regards heterosexual relationships and power distribution between the sexes. By exhibiting the body and its changes in texts where it is traditionally concealed or treated as a natural essence, Carter foregrounds the powerful potential of metamorphosis - as a concept, a topic, a structuring and guiding principle, and as a proposed model - in order to expose and challenge patriarchal myths and discourses, which slow down or even prevent the progressive empowerment of women's conditions and positions within society (in the Seventies as well as today). Carter's creativity and commitment are engaged in a productive dialogue with some contemporary feminist philosophers, to show how and why her fairy tales and their transformative potential can be - once again - signified anew.

  • Nell'ultimo trentennio un versante della poesia spagnola, identificabile con la generalizzante etichetta di `poesia dell'esperienza' e rappresentata al massimo grado dal poeta Luis García Montero, si è fatta carico di un impegno civico spesso passato in secondo piano a causa della semplicistica identificazione tra i temi poetici esperienziali e la biografia empirica degli autori. Per approfondire lo studio dell'impegno racchiuso nei versi di García Montero si rivela utile l'analisi dei topoi poetici a cui il granadino ricorre e che rielabora in tutte le sue raccolte, recuperando inoltre le teorie sul postmoderno proposte da Habermas e che la poesía de la experiencia ha reso proprie, grazie anche al magistero di Juan Carlos Rodríguez. García Montero, infatti, riprendendo i topoi codificati dalla tradizione e rielaborandoli alla luce di una necessaria interpretazione storica della contingenza, dà vita a un sistema poetico che dota il lettore di una profonda coscienza di libertà e autodeterminazione. A cominciare dallo studio delle ricorrenti immagini dell'io poetico, l'analisi si sposta poi allo spazio letterario creato da García Montero che affonda le radici nell'essenza della prima persona, si estende alla rappresentazione corporea e si espande definitivamente alla costruzione delle città letterarie. L'analisi testuale dimostra che le immagini letterarie della tradizione vengono trasformate da Montero per suggerire la necessità di riappropriazione per l'uomo contemporaneo - se pervaso dallo spirito democratico - di un nuovo spazio pubblico, da istituire nella poesia quando quello concreto viene meno.

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